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Google Adsdiagnosi

Google Ads funziona? Quando sì e quando no

«Ho provato Google Ads e non funziona» è una frase che sento spesso. A volte è vero: per alcune attività Google Ads non è il canale giusto. Più spesso la campagna non era costruita per funzionare. Ecco come distinguere i due casi.

In sintesi

Google Ads funziona quando ci sono tre cose: persone che cercano quello che vendi, un margine che regge il costo per clic del tuo settore e un tracciamento che ti dice quanto costa un cliente. Se manca la prima, cambia canale. Se mancano le altre due, si può sistemare.

Quando funziona

  • C'è domanda. Le persone cercano già il tuo servizio o il tuo prodotto. Si verifica prima di spendere, con Keyword Planner: un idraulico a Torino ha 1.600 ricerche al mese solo per «idraulico torino».
  • Il margine regge. Il costo massimo che puoi pagare per un cliente è più alto del costo per clic moltiplicato per i clic necessari. Il calcolo è in quanto costa Google Ads.
  • La pagina è all'altezza. Chi clicca trova subito la risposta a quello che ha cercato e un modo semplice per contattarti.
  • Le conversioni sono misurate. Senza dati sulle conversioni non sai cosa funziona, e le offerte automatiche di Google ottimizzano alla cieca.

Cinque motivi per cui non funziona

1. Nessuno cerca quello che vendi

Un prodotto nuovo, una categoria che le persone non sanno nominare: se la domanda non c'è, la rete di ricerca non la crea. Qui serve un canale che raggiunge le persone prima che cerchino, come Meta Ads, oppure la ricerca va intercettata a monte, sul problema e non sul prodotto.

2. Ricerche troppo larghe

Con la corrispondenza generica e senza parole chiave escluse, gli annunci compaiono su ricerche informative, di lavoro, di concorrenti. Il report dei termini di ricerca è la prima cosa da aprire in un account che non rende: spesso metà della spesa va su ricerche che non porteranno mai un cliente.

3. Una campagna sola per tutto

Servizi diversi con lo stesso annuncio e la stessa pagina danno pertinenza bassa e costi più alti. Nel caso del noleggio di macchine da lavoro una campagna generica divisa in otto campagne per tipo di mezzo ha ridotto il costo per contatto del 33%, con il 20% di spesa in meno.

4. La metrica sbagliata

Un tasso di clic alto sembra un successo, ma non lo è per forza. Nel test geografico su uno sviluppo immobiliare l'area considerata più naturale aveva il tasso di clic più alto dell'account, il 12,99%, e zero contatti. Spenta quella campagna, il costo per contatto è sceso da 66,68 a 28,17 €.

5. Tracciamento rotto

Moduli contati due volte, chiamate non contate, consenso ai cookie che fa perdere metà dei dati. L'algoritmo di Google impara da quei numeri: se sono sbagliati, ottimizza verso la cosa sbagliata. È il primo controllo da fare, prima di toccare offerte e annunci.

Come capire in quale caso sei

  1. Apri il report dei termini di ricerca degli ultimi 90 giorni: quante ricerche sono davvero di potenziali clienti?
  2. Confronta le conversioni dell'account con i contatti reali che hai ricevuto: coincidono?
  3. Calcola il costo per cliente, non per contatto, e confrontalo con il margine di un cliente.
  4. Guarda la pagina di destinazione da mobile: in cinque secondi si capisce cosa offri e come contattarti?

Se il problema è il primo punto, cambia canale. Negli altri tre casi si sistema, e spesso in poche settimane. Se vuoi un parere esterno, posso fare un audit del tuo account: è uno dei servizi della consulenza Google Ads.

Il tuo caso

La tua campagna non rende?

Dammi accesso in sola lettura all'account: ti dico quale dei cinque motivi sta pesando di più.

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